donne bronzo 2025 europei

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martedì 16 agosto 2022

Francesco Cucca

 Francesco Cucca nacque a Nuoro il 25 gennaio 1882 da Salvatore e Caterina Zunnui. Salvatore morì quando lui era giovane e Francesco dovette fare il servo-pastore fino al 1896. Trasferitosi a Fonni, lo zio Raffaele lo convinse a cambiare area per le Iglesias, come lavorante in cantina ed minatore, fino al 1902. La sera si mise a leggere di tutto. Nel 1902 fu assunto dalla ditta Lumbroso, importatrice di legname. Così iniziò il suo viaggio per l'Africa. In Tunisia si occupò di commercio di legname e si mise a lavorare in proprio, fino al 1939. Conobbe vari popoli e culture ed imparò l'arabo. Nel 1919 ritornò in Sardegna per sostenere nelle elezioni un suo amico, Paolo Orano. Scrisse nel 1909 I racconti del Gorbino, le veglie beduine nel 1912 ed le Galoppate nell'Islam. Nel 1922 ha scritto il romanzo Muni rosa del Suf.  Ebbe un breve matrimonio e nel 1939 la crisi lo costrinse a tornare in Italia. La Sorella di Paolo Orano lo aiutò a trovare lavoro come interprete e insegnante di lingue straniere. Ebbe un incarino presso il Ministero dell'Industria . Divenne ispettore dell'ENAL . Nel 1946 ebbe un attacco cardiaco e nel 1947, con la morte, la trombosi. 

Nelle Galoppate nell'Islam in 13 puntate racconta i paesaggi ed le persone che incontra durante il viaggio. 

Ecco un racconto dello scritto:

 SIDI MUSSA 

Di Sidi Mussa un santo che ha una misera tomba in un angolo della spiaggia di Tabarka fumida tuttavia sempre di benzoino e nella notte ardente di molti ceri, dono dei credenti e dei devoti, mi esaltava spesso i prodigi. Fra le tante ne voglio riferire una graziosa: «Una volta a un tale venne rubato un gallo. I suoi sospetti caddero su di un vicino dagli artiglietti rapaci e andò a chiedergliene conto. Il ladro negò recisamente. Allora, il derubato, lo portò presso la tomba di Sidi Mussa per fargli giurare la propria innocenza. Il ladro si accingeva ad aprir bocca per pronunziare il giuramento posando la mano sulla tomba del santo, quando dal petto gli sgorgarono tre potenti cuccurucu: il  gallo rubato gli aveva cantato tre volte in corpo. Sidi Mussa svelava che lo spergiuro era il vero ladro».


Nel 1911 scrisse uno scritto su Magali Boisnard-Negsma(1882-1945), una poetessa e scrittice nata in Provenza ed trasferita in Algeria, dove i genitori praticavano silvicoltura. In una sua novella descrisse la differenza tra cultura francese ed islamica. Per lei l'Islam rappresenta una forma di civiltà di un tempo, assopito. 

Ecco un assaggio dello scritto: " Ribelle a tutte le imposizioni, impetuosa e irrequieta, negativa a tutto ciò che non era arte e letteratura, abbandonò pastorelle del bled, colle folleggianti custodi delle caprette, su per le rupi scabrose e per le balze lisce, s'inebriò di bellezza e di libertà, di bontà e di passione, di sole e di scirocco; si diede tutta ad una fanciullezza immemore, quasi di primitiva, correndo agile come una gazzella e cantando ignara le canzoni d'amore voluttuose ed appassionate in groppa ai polledri selvaggi che, fin da allora, furono la sua predilezione. Così il suo cuore si versò nel cuore delle figlie d'Islam e dal cuore ardente di esse bevve le fiamme che vi bruciavano. L'ingegno vivacissimo e il prepotente bisogno di dar sfogo ad una fantasia ebbra di sole e di agresti profumi, con tutte le luminose stelle delle calde notti africane, con gli orizzonti vaporosi, misteriosi, velati come del velo che nasconde i fascini della donna musulmana, suggerirono alla sua anima, dopo le prime lezioni di lettura, che la madre buona, con amorosa cura le impartì, i primi canti. Ed era la piccola folleggiante Ghì-Ghì, che nell'amore, anzi nella febbre dello studio, tormentata dallo spasimo di dar veste e forma ai cuoi sogni, alle sue chimere, cantava le canzoni di Nura e le nenie del cammellieri e dei narratori raminghi. A tredici anni Nesgma calò dal bosco al mare, dalla foresta dei Beni-Salah a Bona, dove per qualche anno, ad intervalli, frequentò la scuola. Ribelle a tutte le imposizioni, impetuosa e irrequieta, negativa a tutto ciò che non era arte e letteratura, abbandonò la scuola pubblica per dedicarsi ai suoi studi diletti dei quali nutrì la sua mente che vi si spaziò beata, come nelle tacite notti, quando la luna si vela di vaporose nubi pallide, e dà un bagliore tenue seducente e come una lontana fosforescenza di stelle, lo sguardo spazia maggiormente le profondità del suggestivo cielo africano. A diciotto anni lanciò nel mondo dell'arte un volume di versi col titolo; «Rimes du Bled». Il libro ebbe il successo di una rivelazione."

Nelle veglie Beduine ci sono 42 componimenti poetici ed ebbe lodi dalla stampa l'opera.

MATTINO

Sugli oleandri i pianti della notte 

Disfavillano al sol come diamanti, 

E pei greppi le pecore belanti 

Si spargon con le capre a frotte a frotte. 


Il bosco freme sotto il cielo puro 

Tra palpiti di fronde e di fontane; 

Balzan dai nidi tordi e panterane 

Ed i bifolchi lascian l'abituro.


 Si piegano le tende, i dromedarî 

S'apprestan mesti al loro stanco andare; 

I gorbini già fumano e cantare 

S'odon le madri presso i limitari. 


IL PANE

Grano franto fra due larghi graniti,

 Non levitato, non pulito: è pane. 

Le brune madri cantan, nelle zane 

D'elce piangono i bimbi intirizziti. 


Sul focolare taciti i mariti 

Spargono il fuoco; accovacciato il cane

 Adocchia, intento, le greggi lontane 

Brucanti per i greppi rifioriti. 

Il pane, ecco, è disteso sulla brace, 


Ed il gorbino d'un profumo casto 

Tutto si riempie e di festoso invito. 

Pane! tu loro dai letizia e pace, 

Tu lor concedi quel tranquillo pasto, 

E dolce arridi nel selvaggio rito!



IL CAVALLO

 a Magalì Boisnard 

Agile figlio al vento del deserto:

 Nera e lucente, la selvaggia testa 

Viva di lampi come la tempesta, 

La criniera inghirlanda come un serto.


 Ghebbi anela sbuffando verso l'erto Poggio. 

I polledri attoniti alla pesta 

Ecco balzan nitrendo sulla cresta 

Del colle, fieri, sotto il cielo aperto.


 Gonfio di vento il manto di catarzo,

 Nesgma sta salda in groppa: uno sparviero

 Con l'ali volte al vespero giocondo. 


Un nitrito aspro e un fulgere di quarzo... 

E Nesgma spare stretta al suo corsiero,

 Balenante di fiamme il capo biondo

TRAMONTO

Sulla montagna il sol sprizza sanguigni

 Bagliori di tramonto: il cielo e il mare

 Si fondono in un vasto focolare 

Donde i venti risalgono saligni. 


Jene e pantere ruggon, da sterpigni

 Pascoli armenti s'odono calare

 Tra il garrir dell'allodole e il cantare

 Delle pastore e i dolci echi rupigni...


 Una pupilla s'apre nella sera: 

La stella del pastore che s'incela 

Per benedir le mandrie e la brughiera! 


Altre pupille sulla piana bruna: 

I fuochi del duàr! 

Poi erma si svela 

Dietro le selve la falcata luna! 

TABARKA

Quando l'albore tutte cose imbianca 

E spegne gli astri ardenti al cielo austero

 Bianco ti stendi sulla spiaggia bianca, 

O villaggio di fascino e mistero.

 

Il faro chiude la pupilla stanca

 In cima al forte, sullo scoglio nero, 

Ed ai tuoi sogni il mare si spalanca 

Dalla Gàlita azzurra a Caponero. 


Il susurro dell'onde ed il susurro 

Del bosco si confondon nel tuo seno: 

Il mare ha vele, i vertici han gorbini... 


Tu godi e ridi in mezzo a tanto azzurro, 

Ed ascolti vibrare nel sereno 

Voci d'erranti e canti di marini!

ACCAMPAMENTO DI NOMADI

S'alzan le tende lacere sul piano

 Solitario in un attimo; gli steli 

Si piegan mentre calano dai cieli

 I passeri a beccare qualche grano.


 I nomadi, venuti di lontano

 Per andar più lontano, tra crudeli

 Urli di belve accendon gli asfodeli: 

Stella smarrita in notte d'uragano.


 I cani, queste insonni sentinelle,

 Vegliano; attorno all'accampamento 

Pascono i dromedarî lenti e gravi. 


A l'aurora riparton, rondinelle Umane! 

Mentre passa e reca il vento

 La nenia delle melopée soavi.

IL BACIO 

— O mia soave, mia crudele amica, 

Alla mia sete dà la bocca rossa. 

Ess'è gustosa e rossa

 Come il sangue dell'uom, crudele amica... 

Lasciami divorar la bocca, lasciami!..


. — "Il mio seno è agitato dolcemente 

"Come la gola di miti palombi, 

"Mite come i palombi 

"È il mio cuore, e ti chiama dolcemente... 

"Non la bocca, ma il seno, eccoti o nomade!


KHALIMA 

— Andiam col sogno: guiderà la stella 

Il nostro viaggio, se il tramonto sfuma: 

È più grave alla tortora una piuma 

Che il bassùr sulla groppa alla cammella! 


"Andate, andate pel deserto enorme, 

"Nel ramingare eterno, o vïandanti; 

"Andate, entro il bassùr, Khalima dorme

 "Col cuor rapito in sogni scintillanti! 





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